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TRA LA VIA EMILIA E IL WEST

  • Immagine del redattore: Michele Racca
    Michele Racca
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Iniziamo il nostro itinerario nei dintorni di Modena con la visita del la cittadina di Formigine. È una meta perfetta per passeggiare tra viali alberati e pedalare tra viottoli e parchi rurali. Se sei un amante della storia e ti piace immergerti in essa, poi, non puoi non programmare una visita allo splendido Castello di Formigine, diventato oggi un importante centro culturale per la vita cittadina. La Rocca Calcagnini rappresenta il salotto cittadino, con numerose possibilità di fruizione. Oggi, oltre ad alcune sale comunali e un ristorante, ospita il Museo Archeologico Multimediale, che ne racconta la storia attraverso installazioni multimediali. Nel suo parco, infine, si trova un’area archeologica che conserva i resti dell’antica pieve dedicata a San Bartolomeo.

Non lontano dal centro storico e dal Castello, immersa nel Parco della Resistenza, dedicato alla lotta della resistenza contro l’invasione nazifascista, c’è Villa Gandini, uno straordinario esempio di architettura neoclassica e oggi sede della Biblioteca Comunale.

Proprietà dei conti Gandini dal 1791, famiglia nobiliare modenese legata agli Este, fu progettata dall’architetto Francesco Vandelli e ancora oggi conserva dipinti e decorazioni realizzati da nomi illustri del panorama architettonico ed artistico del tempo. Fa parte delle oltre 80 ville e dimore presenti sul territorio formiginese ed è accessibile nei giorni di apertura della Biblioteca. Sul lato meridionale della villa, si ergono maestosi i simboli del parco: due bellissimi esemplari di ginkgo biloba, piante originarie della Cina.

Continuiamo tra le colline che circondano Modena arrivando a Castelvetro di Modena. E' un borgo medievale perfettamente conservato, dove ci si rilassa passeggiando tra le sue stradine con il naso all'insù. Il profilo del centro storico, detto anche Castello, caratterizzato da suggestive torri e campanili che si stagliano sulle rigogliose colline circostanti, accoglie chi giunge a Castelvetro in lontananza. Il borgo, anticamente circondato da mura, ha mantenuto una forma raccolta che custodisce, come uno scrigno, tesori di rara bellezza.

Accedendo al centro storico percorrendo via Cialdini, subito ci si trova al cospetto della massiccia Torre delle Prigioni, costruita nella seconda metà del XVI secolo e alta più di 20 metri. Inizialmente fu utilizzata come carcere, in seguito fu ristrutturata ed adibita a diversi usi fino ai restauri del 1998 che hanno riportato la struttura all’antico splendore. Nel locale d’ingresso è presente una botola da dove, si dice, un cunicolo conducesse fuori dal castello; interessanti sono i graffiti dei detenuti ancora oggi ben visibili sulle pareti. Pochi passi più avanti si apre Piazza Roma, vero e proprio cuore pulsante del paese, dal quale si gode una vista straordinaria sulla pianura sottostante. Segno inconfondibile e motivo di orgoglio per tutti i castelvetresi è la pavimentazione a lastre bianche e nere che formano la singolare scacchiera: questa particolarità fa sì che Piazza Roma sia conosciuta anche come “Piazza della Dama” e venga utilizzata come base di gioco per una seguitissima partita di dama vivente, rievocazione storica che si tiene negli anni pari.

Pittoreschi edifici incorniciano la piazza: il Palazzo Comunale fu abitato fino all’età napoleonica da un membro della nobile famiglia Rangoni, poi con l’avvento al potere del Bonaparte i feudi vennero soppressi e Castelvetro si costituì in Municipalità, dipendente dall’amministrazione centrale di Modena; Palazzo Rinaldi presenta una facciata in stile neogotico- medioevale, in armonia con il Palazzo Comunale, e una merlatura ghibellina. All’interno del Palazzo, ora residenza privata, si possono ancora vedere resti dell’abside della vecchia Chiesa Parrocchiale dei S.S. Senesio e Teopompo.

La Torre dell’Orologio domina la piazza ed è, senza dubbio, uno dei simboli di Castelvetro. Eretta tra il XI e il XII secolo, rappresenta ciò che resta dell’antica struttura fortificata nel lato est del castello. All’epoca dei Comuni, venne probabilmente dotata di campana con la funzione di convocare la popolazione in piazza. Inoltre una meridiana, ben visibile dal lato sud, segnala ancora oggi lo scorrere del tempo.

Lasciando la piazza lungo via Tasso, si giunge all’imponente Chiesa Parrocchiale, eretta nel 1897 in onore dei Santi Martiri Senesio e Teopompo ed esempio inconfondibile dell’architettura neogotica. Sulla facciata si aprono tre porte sormontate da rosoni e un fregio ad archetti pensili, mentre l’interno presenta tre navate con pilastri, un altare in marmo di Carrara e vari dipinti, provenienti da altre chiese ed oratori del territorio. Lo slanciato campanile, in stile con l’edificio principale, svetta verso il cielo coi suoi 48,5 metri di altezza ed è certamente uno dei più belli della provincia di Modena.

Di fronte alla chiesa si trova Palazzo Rangoni, eretto con il castello e del quale si ha notizia già nel 1564, quando ospitò il poeta Torquato Tasso, giovane studente in fuga da Bologna. L’edificio è contraddistinto da un’ampia entrata con atrio decorato, un cortile interno, lo scalone d’onore e un ballatoio che mette in comunicazione le due ali del palazzo. Durante il Rinascimento si arricchì di decorazioni attribuite agli Scaccieri che si possono ancora ammirare nei soffitti di alcune sale: nella “Sala del Tasso” sono degni di nota i medaglioni monocromi che fanno riferimento ad opere note del poeta, e quattro tele che rappresentano vari momenti della sua vita.

Assieme alle rievocazioni storiche Festa a Castello e Dama Vivente, il Museo Fili d’Oro a Palazzo testimonia il forte legame fra Castelvetro di Modena e l’epoca rinascimentale. Si tratta di un’esposizione permanente di abiti in stile rinascimentale curata dall’Associazione Dama Vivente. Nel percorso espositivo si possono ammirare da vicino gli abiti usati durante le rievocazioni storiche. Si possono apprezzare così i loro preziosi ricami, stoffe di seta, raso e velluto, cappelli piumati e acconciature, inseriti in un’atmosfera di grande fascino e suggestione. La stessa atmosfera che circondava il giovane poeta Torquato Tasso ospitato nel 1564 alla corte dei Rangoni in Castelvetro.

Ed eccoci a Vignola, dove la su Rocca è forse per tutti i Vignolesi il simbolo più importante ed amato di identità geografica e culturale. La Rocca è strutturata su cinque piani: nei sotterranei trovano sede due splendide sale, chiamate dei Contrari e dei Grassoni, utilizzate per convegni e concerti. Il piano terra è costituito dalle sale di rappresentanza, dette dei Leoni e dei Leopardi, delle Colombe e degli Anelli, oltre al book shop ricavato nelle antiche cucine. Al primo piano sono collocate le stanze nobili delle Dame, del Padiglione, degli Stemmi, dei Tronchi d’Albero, lo Studio di Uguccione e la Cappella, affrescata con preziosi cicli di pitture tardogotiche del “Maestro di Vignola”. Al secondo piano si aprono spaziosi locali utilizzati dalle truppe di stanza alla Rocca e dal personale di servizio, dette Sale degli Armigeri. L’ultimo piano è occupato dai camminamenti di ronda che percorrono circolarmente l’edificio collegando tra loro le tre torri: di Nonantola, delle Donne e del Pennello.

Altro elemento storico di assoluto valore è Il Palazzo Contrari-Boncompagni che sorge nella piazza antistante la Rocca di Vignola. Venne fatto erigere tra il 1560 e il 1567 per volere del conte Ercole Contrari il Vecchio, come nuova dimora signorile per la famiglia. Il palazzo presenta una forma rettangolare a cui sono annesse due ali laterali sporgenti sul versante occidentale all’interno delle quali si sviluppa il giardino. Dei quattro piani che lo compongono il piano interrato ed il piano terra rialzato erano destinati alle cucine, agli approvvigionamenti e all’andamento della casa; il piano nobile era la parte dove il feudatario viveva e riceveva, mentre il sottotetto era destinato alla servitù. L’unico collegamento verticale del Palazzo è anche uno dei sui fiori all’occhiello, la famosa scala a “chiocciola” ubicata nell’ala sporgente posta a meridione. Progettata come il resto del palazzo da Jacopo Barozzi, presenta una straordinaria forma elicoidale ed è un capolavoro architettonico di altissimo livello.

L'ultima tappa di questo itinerario nel modenese è l'Abbazia di Nonantola, un luogo straordinario dove le vicende storiche, l’architettura, la musica gregoriana e le espressioni artistiche in genere si sono coniugate con la fede cristiana per servire e formare l’uomo attraverso una storia lunga 1300 anni.

Un complesso dove si può toccare in modo mirabile il Medioevo europeo, ancora vivente nelle pergamene dell’Archivio Abbaziale e nelle opere del Tesoro Abbaziale, oggi esposte nel Museo Benedettino e Diocesano.

All’interno la basilica presenta la tipica struttura romanica a tre navate separate da due file di pilastri. Scesi alcuni gradini, ci si trova sul piano basso. In fondo, verso le imponenti absidi, si riconoscono subito i due livelli della chiesa, caratteristici delle basiliche di questo periodo: il presbiterio, a cui si accede attraverso la grande scalinata centrale o dalle due scale minori laterali, e la cripta, più in basso rispetto al piano d’ingresso.

Il fonte battesimale, alla sinistra del portale, di forma ottagonale, è frutto di un rifacimento di inizio Novecento. Murati nella struttura vi sono frammenti di un fregio romanico e una lapide che ricorda una sepoltura paleocristiana. All’interno il fonte battesimale è stato ricavato reimpiegando una fontana romana.

L’altare maggiore è dedicato al patrono di Nonantola e santo a cui l’abbazia è intitolata, san Silvestro I papa, e in esso riposano le sue spoglie. L’opera è dello scultore di Varese Jacopo Silla de Longhi, che vi lavorò tra il 1568 ed il 1572, su commissione dell’abate commendatario Guido Ferreri. Esso presenta otto lastre di marmo bianco che raffigurano episodi della vita di Silvestro.

Ed infine, la cripta dell’abbazia, una delle più vaste delle chiese romaniche europee.

Da un punto di vista dell’architettura, essa, costruita nell’XI secolo, venne interrata ad inizio Quattrocento a causa di frequenti infiltrazioni d’acqua e riaperta solo con i restauri del 1913-17.

All’interno dell’altare della cripta sono venerate le reliquie di sei Santi: sono quelle di Anselmo, abate fondatore, Adriano III papa, Senesio e Teopompo martiri, Fosca ed Anseride vergini.


 
 
 

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Amo condividere le mie conoscenze, le mie esperienze di viaggio e i suggerimenti utili che ho imparato lungo il percorso.

Viaggiare non è appena “Trasferirsi da luogo a luogo, per lo più distanti l’uno dall’altro, con un mezzo di trasporto”, come riporta la definizione della Treccani. Viaggiare è qualcosa di molto più profondo. E come diceva il  grande scrittore statunitense John Steinbeck:

“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”

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